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Kuching, il ricordo dell'antica Indocina e la possente natura del Borneo

Kuching, il ricordo dell'antica Indocina e la possente natura del Borneo
marzo 06
09:00 2015

Capitale dello stato del Sarawak nel Borneo malese, Kuching ricorda vagamente la vecchia Indocina ed è la base ideale per esplorare le bellezze naturali e faunistiche del Borneo.

Prima di iniziare a programmare il mio viaggio nel Borneo, non avevo mai nemmeno sentito nominare la città di Kuching, come penso molti di voi. Si tratta della capitale del Sarawak, uno dei due stati che compongono il territorio del Borneo malese.

Kuching

Trattandosi della città più grande della regione, Kuching è la porta d’accesso obbligata a chiunque voglia visitare il Sarawak, e si trova inoltre a breve distanza da due importanti parchi e riserve che possono essere raggiunti con un  viaggio in macchina di poco più di un’ora. In effetti la caratteristica comune alle città del Borneo, e ciò che le rende speciali, è il loro essere circondate da una natura rigogliosa, pulsante di vita, con foreste popolare di piante endemiche di ogni forma e colore, tra le cui fronde vivono diverse specie di scimmie e un’infinita varietà di uccelli, ragni, serpenti e insetti.

La città di Sandokan

Per quanti di voi hanno sognato leggendo le avventure raccontante nei romanzi di Salgari, Kuching è il luogo dove tutte le immagini di terre esotiche e lontane prendono forma. Basta passeggiare sul lungo fiume per ammirare il profilo maestoso del Forte Margherita, lo stesso che appare nel film “Sandokan alla Riscossa”.

Il forte fu fatto costruire per la moglie Margaret da Charles Brooke, che  nel 1868 succedette al celebre zio avventuriero James Brooke alla guida dello stato del Sarawak, e al tempo serviva  come difesa dagli attacchi dei pirati.

Kuching viene spesso definita come una città dell’atmosfera della vecchia indocina, ma a onor del vero bisogna dire che di quell’atmosfera non rimane che il ricordo, sepolto da uno spesso velo di vecchiume e decadenza che interessa la quasi totalità degli edifici e delle case, anche nel pieno centro. Se il lungo fiume al tramonto è un luogo romantico, meno lo sono la fila di edifici scrostati e decadenti che si allineano dall’altra parte della strada e che tradiscono un generale abbandono. Un vero peccato perché le potenzialità di questa città, grazie anche alla sua posizione strategica vicino al mare e alla foce di importanti corsi d’acqua dove pulsa la natura del Borneo, è davvero enorme.

Di Kuching si apprezzano i tanti negozi di artigianato: la città è infatti un importante centro produttivo di manufatti come maschere, statue, tessuti e vari altri oggetti prodotti dalle tribù che vivono nei territori a nord.

Il Bako National Park

Quando si parla di Borneo la mente corre subito ad una natura selvaggia e ricca e il Bako National Park, situato ad appena un’ora di viaggio da Kuching, rappresenta un punto di partenza eccezionale per iniziare ad esplorarla.

Il parco si trova nella penisola di Maura Tebas ed è raggiungibile solo via barca con un breve viaggio (il molo di partenza si trova a circa 40 minuti di macchina dal centro città e può essere raggiunto con i taxi).

Bako National Park

A dispetto delle dimensioni contenute, il parco è un vero eden naturale ed ospita un’infinita varietà di piante ed animali.

Anche se non popolata da animali di grandi dimensioni, la foresta pluviale del Borneo brulica di vita, con innumerevoli specie, di cui molte endemiche, di insetti ed uccelli, oltre a numerosissime scimmie. All’interno del parco sono segnalati 12 sentieri, da quelli percorribili in un paio d’ore a trekking impegnativi di 12 ore, che permettono di addentrarsi nella foresta seguendo però percorsi ben indicati, e dando quindi la possibilità di muoversi autonomamente e al proprio passo in totale sicurezza. Con un po’ di fortuna, sarà possibile avvistare la scimmia nasica, endemica del Borneo, che vive nel parco.

Incontrare gli oranghi del Borneo

Se c’è un’esperienza su tutte che il Borneo mi ha regalato, è l’incontro con gli oranghi: toccante, emozionante, commovente, potrei continuare all’infinito con gli aggettivi ma nessuna parola sarebbe abbastanza potente da esprimere l’emozione fortissima che ho provato. Naturalmente gli oranghi non sono animali da avvicinare con leggerezza, per avvistarli bisogna recarsi al Semengoh Orangutan Sanctuary, una riserva a circa un’ora di auto da Kuching (raggiungibile in taxi o con i bus pubblici- che però hanno orari poco affidabili!).

Semengoh Orangutan Sanctuary

É importante dire che non si tratta di uno zoo ma di un centro di recupero di esemplari sottratti ai bracconieri, spesso feriti, e che qui vivono in libertà ma confinati all’interno della riserva per un periodo di tempo limitato, durante il quale vengono curati e rieducati alla vita libera.

Il momento in cui è possibile avvistarli è quello del pasto, quando le femmine si avvicinano alle piattaforme dove i rangers lasciano patate dolci e banane: la riserva non è grande abbastanza per soddisfare le esigenze nutritive di tutti gli esemplari ospitati (oltre 20), pertanto aggiunte di cibo sono necessarie e proprio in questi momenti le femmine e i cuccioli, che normalmente rimangono in zone più remote della riserva, si avvicinano all’entrata del parco dove sono posizionate le piattaforme.

Da una debita distanza, e naturalmente nel totale silenzio per non innervosire e disturbare gli animali, è possibile guardare gli oranghi muoversi, osservare i gesti teneri delle madri che danno il cibo ai cuccioli, l’intreccio delle loro mani e l’incrocio dei loro sguardi. C’è davvero qualcosa di profondamente umano nei loro occhi, nel modo in cui la mamma guarda il suo cucciolo, qualcosa che ci rende simili e che, credetemi, commuove.

Osservare gli oranghi nel loro habitat naturale penzolare tra le liane e volare di albero in albero è un’esperienza che vale da sola un viaggio nel Borneo.

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Autore

Silvia Romio

Silvia Romio

Instancabile viaggiatrice, sono fondatrice e autrice del blog di viaggi Viaggiolibera.it. Mi occupo di vendite e marketing per i mercati esteri e contemporaneamente coltivo la mia passione per la fotografia, concentrandomi soprattutto su reportage di viaggi e di matrimonio. Unendo l’amore per la scrittura e la fotografia, da qualche anno ho iniziato a dedicarmi anche al marketing turistico, raccontando i luoghi e le realtà territoriali in parole ed immagini.

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