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I Quartieri Occidentali di Istanbul: un itinerario

I Quartieri Occidentali di Istanbul: un itinerario
agosto 19
08:01 2015

Quando si parla di Istanbul si pensa subito alle meraviglie che si trovano a Sultanahmet: la Moschea Blu, Santa Sofia, la Cisterna Basilica; quello che vi propongo oggi è invece un itinerario dei Quartieri Occidentali, quelli che corrono lungo il Corno d’Oro e che personalmente mi hanno affascinata molto di più, perchè è proprio lì che ho vissuto l’Istanbul più autentica, senza troppi fronzoli per abbellirsi davanti ai turisti, e non per questo meno bella, anzi.

Se sono riuscita a convincervi almeno un pochino, allora partiamo col nostro tour!

Piccola Sirte

Le bancarelle della Piccola Sirte

Le bancarelle della Piccola Sirte

Anche detta “mercato delle donne”, questa zona deve il suo nome all’omonima città dell’Anatolia dalla quale provengono la maggior parte dei suoi abitanti; passeggiare da queste parti è strano, perchè sembra quasi di essere in un’altra città, con abitudini differenti, con anche una cucina differente. Ci sono tantissimi negozietti di alimentari (dove tra l’altro si riforniscono i venditori del bazar delle spezie) ed è bello passarci in mezzo la mattina quando le bancarelle vengono allestite e le strade si riempiono di profumi e colori. Se ci capitate, non perdetevi un cay vicino all’acquedotto di Valente: c’è un bar che ha piazzato i suoi tavolini proprio sotto le arcate romaniche, ed è un piacere godersi il the e la brezza.

Fatih

Per le strade di Fatih

Per le strade di Fatih

Proseguendo per Fatih, l’atmosfera cambia ancora: si tratta del quartiere musulmano più integralista della città; i negozi sono diversi (si fanno buoni affari, a patto di contrattare), come anche l’abbigliamento delle persone che si incontrano. E’ proprio in questo quartiere che si trova la moschea di Fatih di cui ho già parlato, sul quarto colle della città, che secondo me è la moschea più bella di Istanbul: non perdetela! Quartiere e moschea devono il loro nome a Mehmet II detto “Il Conquistatore” (Fatih, per l’appunto), colui che prese Istanbul nella seconda metà del 1400, facendola pian piano diventare una città musulmana. Sempre in questo quartiere, ma sulla sommità del quinto colle, c’è la Moschea di Selim, con la sua tomba: Selim era il padre di Fatih, sarà per questo che riposa su uno dei punti panoramici più belli di tutta la città? Provate ad affacciarvi dal giardino che le sta davanti, e poi mi direte.

Fener

Fener, il liceo greco

Fener, il liceo greco

Il Fener è il quartiere greco, che di greco ormai ha ben poco se non la sede del Patriarcato Ortodosso, nella chiesa di San Giorgio; fa strano pensare che questa chiesa così raccolta e quasi nascosta (va cercata, ma fatelo, perchè merita davvero una visita) è l’equivalente della nostra Basilica di San Pietro a Roma, ed è quindi meta di molti pellegrinaggi. La leggenda vuole che questa chiesa custodisca la colonna della flagellazione, una delle reliquie che Sant’Elena, madre di Costantino, portò nell’antica Bisanzio dal suo viaggio in Terra Santa. Un tempo il Fener era il quartiere dei benestanti, e il Liceo che spicca attorno alle case ridotte ormai a ruderi è la prova inconfutabile di quest’antico splendore: alla fine dell’Ottocento, era infatti questo l’unico quartiere della città a non essere costruito in legno, ma con materiali più pregiati.

Balat

I mosaici di San Salvatore in Chora

Anticamente quartiere ebraico, oggi per lo più è abitato da un gran numero di zingari e musicisti; a differenza del vicino Fener è sempre stato un quartiere più povero, tant’è che all’inizio del Novecento le sue case di legno furono quasi distrutte da un incendio che devastò la città; tuttavia la comunità ebraica non si fece prendere dallo sconforto e lo ricostruì, ed è solo grazie allo sforzo di queste cooperative di lavoratori che si scambiavano mutua assistenza che ancora oggi possiamo camminare tra le sue vie. Se siete appassionati di mosaici, oltre a quelli famosi che sicuramente andrete a vedere dalle parti di Sultanahmet, tenete presente che al limite estremo di Balat, in cima alla collina si trova la chiesa di San Salvatore in Chora, attualmente in corso di restauro, ma comunque aperta ai visitatori.

Che dite, vi ho convinti ad uscire dal solito itinerario? Per vedere questi quartieri calcolate poco più di una mezza giornata, a meno che come me non siate sensibili al fascino del decadente e vi mettiate a fare fotografie ad ogni angolo di strada: in questo caso calcolate anche un giorno intero, ma credetemi, sarà un giorno ben speso.

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Cabiria - Trip or Treat

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Viaggiatrice indipendente e zaino in spalla, appena posso scappo in Asia, ma una volta sono andata un po’ lunga e sono finita in Australia. L’obiettivo, da grande, è di esagerare davvero e finire in Sudamerica, così chiudo un giro. Troppo ambizioso? Può darsi, ma è per questo che ci provo.

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