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Hiroshima, simbolo di rinascita

Hiroshima, simbolo di rinascita
luglio 21
09:00 2015

Una città dal passato sconvolgente che ha saputo reagire e rialzarsi, più forte di prima. Hiroshima e la sua storia di rinascita.

Di recente ho realizzato uno di quei viaggi riposto da troppo tempo nel cassetto dei sogni. Un sogno che ha la forma di un piccolo lembo di terra in mezzo all’oceano, dove le persone che lo abitano hanno gli occhi a mandorla e dove i movimenti di Namazu, il pesce gatto gigante, si dice siano la causa dei frequenti terremoti.
Insomma, benvenuti in Giappone.

hiroshima sunset

Il Sol Levante mi ha stregata sotto ogni punto di vista: educazione, rispetto, pulizia, buon cibo ma soprattutto per quel sentirsi sicuri ad ogni ora del giorno.

Oggi, però, non vi parlerò di usanze e meravigliosi paesaggi; oggi vorrei raccontarvi un’altra storia, purtroppo molto triste.

I protagonisti sono 2 ragazzini: uno troppo crudele, simbolo indiscusso dalla malvagità, della spietatezza e della cattiveria del genere umano; è il little boy, il nome che venne dato alla bomba atomica sganciata su Hiroshima il 6 Agosto 1945. Lo sgancio della bomba segnò per sempre le coscienze di ogni essere vivente, soprattutto del popolo giapponese la cui anima venne sì scalfita, ma non distrutta… esattamente come accadde al Bomb Dome, uno dei pochissimi edifici ad essere rimasto inspiegabilmente in piedi nonostante  l’esplosione fosse avvenuta a distanza di pochissimi metri. È sempre esistito un divario tra chi vorrebbe i resti di questo edificio rasi al suolo per sempre e chi invece sostiene che il Bomb Dome debba restare in piedi, come un obbligo morale nei confronti di tutti quelli che lo vedranno. Per scuotere le coscienze. Ed io non posso non essere d’accordo.

Il Parco della Pace di Hiroshima è un luogo che, nonostante il suo passato, trasmette oggi una sensazione di grande tranquillità; un luogo silenzioso, ordinato e a tratti colorato dalle migliaia di collane di origami a forma di gru. Sì, migliaia di gru di carta di ogni colore e dimensione, provenienti da ogni parte del mondo per onorare il desiderio di un’anima innocente: quella di Sadako Sasaki, la seconda protagonista della storia che vi sto  raccontando. Sadako era una dolce bambina, inconsapevole che la sua storia sarebbe oggi diventata il simbolo della sofferenza della gente che nel 1945 fu investita da un inferno di fuoco misto a radiazioni. La triste storia di Sadako ebbe inizio quando la piccola undicenne, durante una gara di corsa, venne colta da malore e trasportata in ospedale. Diagnosi: leucemia. Causa: le radiazioni della bomba atomica che esplose a 2 km dalla sua abitazione.

Sadako iniziò le cure e, un giorno, la sua migliore amica le raccontò la leggenda giapponese secondo la quale, realizzando 1000 origami a forma di gru, avrebbe potuto esprimere un desiderio. La piccola si impegnò molto realizzando ben 1300 gru con qualsiasi tipo di carta (anche quella dei medicinali) ma purtroppo, dopo 14 mesi di sofferenze, la malattia ebbe la meglio. Oggi al Memoriale della Pace di Hiroshima è presente un monumento raffigurante Sadako con le braccia tese verso il cielo e una gru, simbolo di pace, posata sui palmi delle sue mani.

sadako

Ma se il Parco infonde pace, la visita del Museo della Memoria (ingresso simbolico 100 yen) è senza ombra di dubbio un verso e proprio tuffo nell’orrore. Il Museo accoglie i suoi visitatori con 2 grandi gigantografie scattate al momento dell’esplosione, quando venne a crearsi il cosiddetto fungo atomico. Ricostruzioni, oggetti appartenuti alle vittime (come orologi fermi all’orario dell’esplosione), reperti biologici, frammenti di scarpe e vestiti, fotografie, ricordi. Visitare il Museo è un crescendo di sensazioni che culmina con le video testimonianze dei sopravvissuti (suggerimento spassionato: fermatevi ad ascoltarle). Il Museo non è un luogo da visitare velocemente perché questo luogo merita il vostro tempo: munitevi di audio guida ma soprattutto preparate il cuore ad una valanga di tristezza.

Hiroshima ha una doppia personalità: dalla tranquillità e l’ordine del giorno, si intuisce subito passeggiando durante la sera che la città nasconde un’anima festosa e a suo modo colorata. Durante la ricerca di un posticino in cui cenare (non perdetevi le famose okonomiyaki del posto) ci si imbatte sulla via principale (Nagarekawa) che al calar della sera si illumina, si riempie della musica proveniente dai karaoke e dal chiacchiericcio delle persone, mentre l’inebriante profumo delle pietanze proveniente dai locali ti ricorda ancora una volta quanto possa essere pazzesca la cucina giapponese.

Nagarekawa

Insomma, nelle sue mille sfaccettature Hiroshima non può che far venire in mente solo una grande e meravigliosa parola: rinascita.

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Farah Mesiti

Farah Mesiti

Mi chiamo Farah e ho fatto dei viaggi la mia filosofia di vita: ho iniziato a viaggiare solo 5 anni fa, quando ho lasciato il mio guscio in Calabria per spiccare il volo. Da quel momento, però, non mi sono più fermata. Da sempre impegnata nel mondo del turismo per lavoro ma soprattutto per passione, appena posso faccio la valigia e scappo da qualche parte cercando di coltivare la mia altra grande passione, la fotografia. Nel mio blog "Viaggi nel Cassetto" tiro fuori tutti i viaggi (anche -e soprattutto- mentali) che custodisco nel cassetto, chiusi a chiave, tra istantanee e cartoline. Amante della musica ed instancabile sognatrice, non mi vedrete mai in giro senza cuffiette e iPod: ogni viaggio ha la sua soundtrack!

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